Libia, il parlamento di Tobruk

 

 Giuseppe Acconcia, 4.8.2014 “Il Manifesto”

Scontri e milizie. Tripoli off limits. Tra sangue e violenze, al via la prima sessione della Camera

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Libia, un miliziano Zintan

 © Reuters

 

Si è riu­nita ieri per la prima volta la Camera dei rap­pre­sen­tanti libica. Non lo ha fatto a Tri­poli per le gravi con­di­zioni di sicu­rezza ma a Tobruk, cit­ta­dina dell’est del paese, roc­ca­forte dell’ex agente Cia, Kha­lifa Haf­tar, autore del golpe che nella pri­ma­vera scorsa ha messo a soq­qua­dro il già fra­gi­lis­simo equi­li­brio della Libia post-Gheddafi. Il Con­gresso gene­rale nazio­nale (Cgn), il par­la­mento uscente, a mag­gio­ranza isla­mi­sta, ha dichia­rato inva­lida la ses­sione, in un comu­ni­cato dif­fuso ieri. Secondo i par­la­men­tari isla­mi­sti, che ave­vano pro­lun­gato il loro man­dato, nono­stante la sca­denza di feb­braio, gene­rando pro­te­ste e con­te­sta­zioni in tutto il paese, la prima riu­nione dell’assemblea avrebbe dovuto tenersi a Tri­poli. Non solo, sarebbe dovuto essere il pre­si­dente del Cgn, Nouri Abou Sah­mein, a con­vo­care la riunione.

Nel corso della riu­nione di ieri, a cui hanno preso parte 170 dei 188 depu­tati (alcuni seggi non sono stati asse­gnati per irre­go­la­rità nelle pro­ce­dure elet­to­rali), i depu­tati hanno pre­stato giu­ra­mento e avviato le pro­ce­dure per eleg­gere il pre­si­dente del par­la­mento. L’assemblea, in parte eletta lo scorso 25 giu­gno, nono­stante la scar­sis­sima par­te­ci­pa­zione degli aventi diritto al voto, e a mag­gio­ranza laica, aveva ten­tato di riu­nirsi clan­de­sti­na­mente nei giorni scorsi con poco successo.

Il ten­ta­tivo di ripri­sti­nare l’attività par­la­men­tare appare quanto mai pere­grino per l’aggravarsi della crisi che dila­nia il paese. La bat­ta­glia fra le mili­zie jiha­di­ste, Scudo di Misu­rata, e i mili­ziani di Zin­tan, vicini all’ex gene­rale, per il con­trollo dell’aeroporto della capi­tale, è ripresa ieri dopo una breve tre­gua. Dopo le 200 vit­time degli ultimi giorni (35 corpi sono stati rin­ve­nuti solo nella base delle forze di sicu­rezza di Ben­gasi, presa dai jiha­di­sti la scorsa set­ti­mana), si con­tano altre 22 vit­time negli scon­tri che pro­se­guono all’interno dello scalo, andato com­ple­ta­mente distrutto. Secondo il governo ad inte­rim dell’ex mini­stro della Difesa Abdul­lah al Thinni, alcune can­no­nate hanno col­pito le abi­ta­zioni intorno all’aeroporto, pro­vo­cando la morte e la fuga di cen­ti­naia di civili. Gli abi­tanti delle mag­giori città libi­che sof­frono da set­ti­mane della man­canza di pro­dotti ali­men­tari, ben­zina, acqua, gas ed elettricità.

Con­ti­nua poi la fuga di massa dalla Libia di stra­nieri. Alla fron­tiera tuni­sina di Ras Jedir, chiusa venerdì e sabato scorso, sono migliaia le per­sone in fila per attra­ver­sare il con­fine. «La situa­zione uma­ni­ta­ria è cri­tica: cen­ti­naia di per­sone non hanno man­giato per cin­que o sei giorni», ha denun­ciato il diri­gente della Croce rossa locale, Mongi Slim. Non solo, tra­ghetti e navi mili­tari hanno eva­cuato 13mila filip­pini, così come cen­ti­naia di cinesi sono stati tra­sfe­riti via mare verso Malta. Anche Lon­dra ha inviato una nave della Royal Navy per eva­cuare i cit­ta­dini bri­tan­nici, men­tre ieri era stata annun­ciata la chiu­sura dell’ambasciata del Regno Unito a Tri­poli. Per per­met­tere agli 800 ita­liani, resi­denti nel paese, di lasciare la Libia, secondo il vice­pre­si­dente del Copa­sir, Giu­seppe Espo­sito, in un’audizione alla Camera su Medio oriente e Libia, «è stato aumen­tato il con­tin­gente ita­liano di stanza in Libia». «La situa­zione nel paese è peri­co­losa per flussi migra­tori e per le fonti ener­ge­ti­che», ha aggiunto Esposito.

Dal canto suo, l’Egitto ha atti­vato un ponte aereo con la Tuni­sia per rim­pa­triare i cit­ta­dini egi­ziani che hanno lasciato la Libia. Sono 10mila gli egi­ziani in fuga dai com­bat­ti­menti in Libia. Molti di loro sono rima­sti intrap­po­lati per giorni al con­fine con la Tuni­sia. E così il mini­stro degli Esteri egi­ziano, Sameh Shou­kri è volato a Tunisi. «Finora abbiamo eva­cuato circa 2.500 (egi­ziani, ndr). Non abbiamo sta­ti­sti­che uffi­ciali, ma in Libia ci sono tra i cin­que­mila e i 10mila egi­ziani» che sono ancora in attesa di par­tire, ha spie­gato Sho­kry. Anche la Egypt Arab Con­trac­tors Com­pany (Ac) ha fer­mato le sue atti­vità in Libia e richia­mato i suoi ope­rai in Egitto per que­stioni di sicu­rezza. «La Ac ha sospeso tutti i suoi inve­sti­menti in Libia, pari a 4,2 miliardi di dol­lari», ha detto Salah. Secondo la stampa locale, i pro­getti della com­pa­gnia, incluse infra­strut­ture e reti auto­stra­dali, in Libia sono circa 85 miliardi di dollari.

La Libia è attra­ver­sata da un’instabilità poli­tica cro­nica sin dal 2011. Sono oltre 1700 le mili­zie pre­senti nel paese, in cui cir­co­lano indi­stur­bate enormi quan­tità di armi, dopo i san­gui­nosi attac­chi della Nato e la morte vio­lenta del colon­nello Muam­mar Ghed­dafi, nell’autunno del 2011. Sin dal suo inse­dia­mento, il fra­gile governo isla­mi­sta è stato inca­pace di disar­mare i mili­ziani ed ora il paese è ormai sull’orlo del baratro.